Autovelox: differenza tra approvazione e omologazione

Un nuovo decreto colma un vuoto normativo durato per decenni: cosa devono fare ora gli automobilisti

Articolo aggiornato il
da
Giuseppe Croce
autovelox

Dopo 34 anni di caos, contenziosi giudiziari e ben 44 ricorsi giunti fino in Cassazione, il Ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, ha finalmente varato l'atteso decreto sulle procedure di omologazione degli autovelox sulle strade italiane. L'assenza di regole chiare e definitive in questo ambito ha rappresentato per decenni un profondo vuoto normativo, all'interno del quale si sono moltiplicati i ricorsi degli automobilisti, costringendo di recente molti Comuni a spegnere i dispositivi di rilevazione della velocità, per evitare di essere inondati dai ricorsi. 

La differenza tra approvazione e omologazione

autovelox

Il cuore del problema, che ha scatenato per anni infinite battaglie legali, risiede nella netta distinzione giuridica e tecnica tra l'omologazione e l'approvazione degli strumenti di rilevazione della velocità. Il regolamento del Codice della Strada prevede, infatti, due procedure molto diverse per finalità e rigore. 

Da un lato, l'omologazione è un controllo accurato volto ad accertare, anche mediante prove, la rispondenza e l'efficacia dell'apparecchio a specifiche prescrizioni tecniche stabilite dal regolamento stesso (Articolo 192, comma 2). Dall'altro lato, l'approvazione è una procedura con vincoli molto meno stringenti, utilizzata per quegli elementi per i quali il regolamento non stabilisce caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni (Articolo 192, comma 3).

Nonostante in passato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avesse tentato di difendere gli autovelox sostenendo, tramite pareri, che omologazione e approvazione fossero procedure equivalenti, la giurisprudenza è stata di parere opposto

Numerose sentenze dei Giudici di Pace e della Cassazione hanno ribadito che omologazione e approvazione non sono la stessa cosa: l'omologazione richiede vincoli più forti, che sono posti nell'interesse della collettività e a presidio della garanzia del diritto di difesa. Senza l'omologazione formale, l'autovelox non è considerato legittimo, determinando un "vulnus" alle garanzie di chi subisce l'accertamento. Il nuovo decreto ministeriale interviene proprio per sanare questa mancanza, specificando finalmente le procedure di omologazione iniziale, le tarature e le verifiche periodiche.

Autovelox: il nuovo decreto Salvini

autovelox fisso

Il nuovo decreto, firmato dal ministro Salvini, introduce regole precise affinché il controllo della velocità non si trasformi in un pretesto per rimpinguare le casse comunali a spese dei cittadini. Il provvedimento entrerà pienamente in vigore 15 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, non appena approvato dalla Corte dei Conti. Ma cosa cambia, nella pratica, con questo intervento normativo?

Il decreto stabilisce che tutti gli autovelox approvati dal Ministero prima del 2017 dovranno essere obbligatoriamente sottoposti a specifici test per ottenere l'omologazione definitiva. Fino a quando questi impianti non saranno effettivamente omologati secondo le nuove direttive, i Comuni non potranno rimetterli in funzione. 

Al contrario, gli autovelox installati dopo il 2017 sono considerati già oggi legittimi e omologati perché, in quanto di ultima generazione, risultano già conformi alla più recente normativa europea sulla taratura.

Per quanto riguarda le multe per eccesso di velocità, è fondamentale capire come dovrà comportarsi l'automobilista. Il nuovo decreto Salvini sarà valido solo per le multe elevate dopo la sua entrata in vigore. Questo significa che, in futuro, chi verrà sanzionato da un dispositivo certificato secondo le nuove procedure non potrà più appellarsi alla mancanza di omologazione.

Tuttavia, cosa succede a chi ha già preso una multa? Le sanzioni emesse in passato da dispositivi non omologati non verranno cancellate in automatico. 

Il decreto non ha un effetto retroattivo in grado di sanare automaticamente il pregresso. Ciononostante, spetta all'automobilista proporre ricorso per via giudiziaria contro le contravvenzioni già ricevute. Forte di ben 44 sentenze della Corte di Cassazione Civile, che ribadiscono l'invalidità delle multe elevate da apparecchi solo "approvati" e non "omologati", chi deciderà di impugnare una sanzione passata avrà ottime probabilità di veder annullata la multa senza dover pagare nulla e senza subire la decurtazione dei punti dalla patente.