fbpx Impatto del Coronavirus sul mercato auto: approfondimento

Quale sarà il futuro dell’auto elettrica dopo il Coronavirus?

La pandemia di Coronavirus ha messo in ginocchio il mercato dell’automobile. Il boom delle elettriche si è arrestato, ma riuscirà a ripendersi? E se sì, tra quanto? Facciamo una rapida analisi, numeri alla mano

Impatto Coronavirus sul mercato auto

Negli ultimi anni, le Case automobilistiche si sono trovate di fronte a stringenti normative antinquinamento imposte dall’Unione Europea, che hanno spinto le attenzioni di produttori e consumatori sulle vetture elettriche ed elettrificate. Gran parte degli sforzi, a livello progettuale, costruttivo e commerciale, si è concentrata sulle auto a zero emissioni: vetture di nuova concezione che devono essere “capite” dalla popolazione e che soprattutto devono riuscire a soddisfare le esigenze di mobilità a cui siamo abituati e che, fino ad ora, solo un’auto con motore endotermico era in grado di fare. Il biennio passato è stato fondamentale: sono stati presentati tanti nuovi modelli EV dalle prestazioni brillanti e, per quanto riguarda il mercato italiano, sono state agevolate le condizioni di acquisto e i costi (non dimentichiamo che il prezzo di attacco di un’elettrica rispetto a una vettura tradizionale di pari segmento è ancora superiore).

Ma nel primo bimestre del 2020 la diffusione mondiale di Coronavirus ha messo in ginocchio non solo la sanità globale ma anche l’economia. Moltissimi Marchi di automobili hanno fermato o rallentato gli stabilimenti per contenere l’epidemia, oppure ancora, hanno reinventato alcuni reparti per la produzione di mascherine sanitarie o per la costruzione di respiratori. Che ne sarà quindi del mercato dell’auto dopo questa pesantissima crisi economica? Quale sarà il futuro dell’auto elettrica? Le Case avranno ancora così tante risorse da investire su questo segmento? E quale sarà la richiesta per le vetture elettrificate? Cerchiamo di rispondere ad ognuna di queste domande con chiarezza.

Mercato auto in caduta libera

Gli effetti di una crisi globale sul mercato auto (e non solo) sono più che prevedibili ma grazie all’analisi di Deloitte, nota società di consulenza americana, riusciamo ad avere dei numeri e delle risposte più chiari sul settore delle quattro ruote. "A livello globale, infatti, si prevede quest'anno un crollo della produzione di veicoli leggeri pari a circa 11 milioni di unità, dagli 88,9 milioni del 2019 ai 77,9 milioni per l'anno in corso".

Pensate che, nel mese di marzo, in Italia le immatricolazioni sono crollate dell’85%: Deloitte prevede oltre 5 milioni di vetture prodotte e vendute in meno in Nord America e in Europa, cioè i due principali mercati mondiali, i due più ricchi che avrebbero dovuto lanciare l’auto elettrica.

 

Quale sarà l’impatto del coronavirus sull’auto elettrica?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare alcune considerazioni su come la crisi colpirà i produttori e anche i consumatori. Ma andiamo per ordine. Come vi abbiamo anticipato, molti stabilimenti si sono fermati per prevenire la diffusione del Coronavirus: non solo quelli per la produzione delle auto, ma anche i fornitori di componenti. In Cina, il più grande produttore di batterie, con una quota superiore al 50%, è stato fermo e le tempistiche per soddisfare tutti i costruttori si sono allungate. L’esempio più eclatante ce lo ha dato il colosso Tesla, che nel mese di febbraio ha ritardato la consegna di molte vetture a causa del Coronavirus.

Quindi, le Case automobilistiche hanno speso milioni di risorse negli ultimi anni per lanciare l’auto elettrica e ora, in poche settimane, si è tutto paralizzato. La conseguenza sarà “una frenata degli investimenti, innescata dalla contrazione dei margini di profitto e dalla crisi di liquidità delle imprese, e il possibile slittamento del lancio di nuovi modelli elettrici”, secondo Giorgio Barbieri, Partner Deloitte e responsabile italiano per il settore Automotive. Non è esclusa la possibilità che i costruttori di auto non avranno abbastanza soldi per continuare gli investimenti sull’elettrificazione della gamma.

Sull’altro fronte, se anche la produzione ripartisse nel breve periodo, anche i consumatori si sono trovati ad affrontare la crisi. Molte Aziende e moltissimi professionisti hanno dovuto fermare la propria attività e l’ipotesi è che, finita questa drammatica situazione, l’investimento su un’auto elettrica sia rimandato ad un futuro prossimo.

 

Petrolio VS energia pulita

Il Coronavirus ha avuto ripercussioni anche sul petrolio, che ha un ruolo fondamentale nel mondo dell’automobile. Anche a causa delle restrizioni al movimento in sempre più Paesi, nell’ultimo mese il prezzo dell’oro nero è calato di oltre il 50% e il risultato è una netta diminuzione del costo della benzina e del gasolio. Finita questa crisi, non sappiamo come risponderà l’industria petrolifera: se i prezzi al litro del carburante rimarranno per lungo tempo al livello attuale, probabilmente i motori endotermici ne beneficeranno. Infatti, secondo il parere di alcuni esperti del settore, la politica potrebbe mettere da parte la questione delle emissioni di CO2.

 

La risposta dell’Italia e la ripartenza

La conferma arriva ancora da Deloitte, che sostiene che bisogna ridurre i limiti ambientali sulle emissioni di CO2 e incentivare l'acquisto anche di auto diesel o a benzina: “Il mantenimento degli attuali vincoli emissivi di CO2 e delle relative sanzioni rappresenterebbe un ulteriore colpo inferto alle finanze dei produttori, con conseguenze lungo la value-chain (breve-medio periodo) e in termini di investimenti futuri in innovazione e sviluppo (medio-lungo periodo) essenziali per l'evoluzione della mobilità elettrica". Da un lato, le Case automobilistiche hanno bisogno di prendere fiato per rimettersi in piedi, dall’altro, parlando dell’Italia, gli enormi costi per sostenere la sanità pubblica in questo periodo e l’aumento dei debiti potrebbero porre in sospeso le agevolazioni sull’acquisto di auto elettriche ed elettrificate come l’Ecotassa e l’EcoBonus e fermare il programma di blocco auto inquinanti per gli anni a seguire. Questa potrebbe essere una soluzione per ripartire: un aiuto ai consumatori che non si troverebbero di fronte all’obbligo di cambiare auto o, se costretti per necessità, puntare ancora su una motorizzazione tradizionale.